Presepio in lamiera

Presepio di lamiera,1977, Chiesa del Michelucci Arzignano                                                                                        
Presepio, 1977, Arzignano                                                                                                                                                                               
Presepio, 1977, Arzignano                                                                                                                                                                                                                                                  
Presepio, 1977, Arzignano

Presepio,1977, Arzignano                                                                                           Vincenzo Raimondi                                                                                                   x il giornale di Vicenza 3 gennaio 1978
Al Villaggio Giardino di Arzignano il presepio occupa un’intera ala della chiesa.
Cosi i visitatori possono camminare attraverso le tre sezioni in cui si articola e cogliere un messaggio in chiave contemporanea, anche tramandato dalla tradizione – L’opera, di Domenico Scolaro, nel giudizio di Bepi De Marzi.
Il divenire del presepio! Ogni anno il desiderio di riproporre quelle che furono le emozioni caratterizzanti Il primo che si ricorda porta la gente di buona volontà a dedicare un po’ di tempo alla realizzazione di un nuovo presepio. E’ un’occasione che prende mora ai vari livelli, dal piccolo ambito famigliare in cui una nuova statuina o la nuova disposizione costituiscono un fatto determinante a quello realizzato nelle chiese con l’apporto di più forze. Oggi ci occupiamo di un presepio che e stato realizzato in una chiesa, addirittura in un’intera ala di questa anche se per la verità i momenti preparatori hanno avuto luogo nelle officine meccaniche limitrofe. Fermamente convinti che all’ interno di un presepio esistano delle costanti che si presentano come attualissime, la necessità, purtroppo, di riproporle ogni anno spinge chi realizza il presepio a creare qualche cosa di nuovo che abbia la capacità di catturare l’attenzione della gente. Diceva Addison: “Ogni cosa nuova ed inusitata suscita piacere nell’ immaginazione perché riempie l’animo di una sorpresa piacevole”, Il presepio della chiesa di Villaggio Giardino  Arzignano VI  è tutto realizzato con figure di grandi dimensioni; percorrendolo si ha l’impressione di camminare assieme ad altra gente di non essere soli. Dei pannelli sulla destra raffigurano un divenire del paesaggio quale si immagina debba essere stato nell’ antichità, significativo che l’ultimo pannello di questa serie raffiguri il deserto; sulla sinistra invece ci sono esempi di quello che è il nostro paesaggio quotidiano. I paralleli  con quella che è la realtà dei nostri giorni non mancano: basti pensare che la figura dell’angelo è tutta avvolta da giornali quasi a voler dire che oggi altre forme di messaggio ci pervengono. Si possono individuare tre momenti in questo presepio : il primo quello del procedere di gente, realizzato in un corridoio con figure tagliate nella lamiera; il secondo realizzato in una stanza che appare come il punto di confluenza di varie strade (le personificazioni qui appaiono sotto un profilo artistico anche meglio riuscito); il terzo, che dovrebbe essere la capanna, in cui si rimane colpiti dalla grandezza delle figure di Giuseppe e Maria Domenico Scolaro, che è il realizzatore del presepio spiega che necessità di far risaltare” l’alta statura della dignità e le mani pulite” lo  hanno portato a rivolgersi a quelle figure. Il risultato e senza dubbio notevole e premia la costanza dello Scolaro: infatti è questo il suo terzo presepio dopo una prima esperienza fatta due anni fa nella chiesa di San Bortolo e l’anno scorso sempre a Villaggio Giardino. La descrizione a freddo non può certamente rendere a pieno il clima che i particolari presenti in questo presepio riescono a creare; bisogna vederlo:  per questo rimarrà aperto sino alla metà del mese circa. Visitare questo presepio permetterà allora di cogliere il senso delle mani dorate di Giuseppe, delle mani esili di Maria, dei tratti studiati del volto di questi due personaggi, gli unici del resto ad avere una tipologia propria anche nell’ abbigliamento; tutte le altre figure, proprio perché indistinte, permettono allo spettatore un gioco di proiezione personale. Una figura fra le tante colpisce molto: un gruppo di famiglia che guarda fuori dalla finestra, quasi sapesse che cosa ha scritto Bepi De Marzi su questo presepe: “Andiamo a presepio vivendo il presente: noi siamo il presente. Camminiamo verso la luce scandendo il tempo, il respiro dei fratelli.  Natale non è un giorno di parole o gesti o passi diversi. Camminiamo insieme ascoltando anche il richiamo imbonitore dei falsi angeli, ma sulla strada cerchiamo in noi stessi il Dio dell’amore”. “Camminiamo insieme, tra la gente anonima che il nostro sorriso può trasformare in fratelli. I ricordi e le immagini, e i colori, e i sogni cadranno nella grande verità del presente. Da spettatori che contemplano siamo diventati protagonisti. Noi, poveri ed onesti: da un lato le tentazioni e i trionfi fasulli; dall’ altro i colori della terra, del cielo, delle cose semplici. Ed eccolo, il Dio della luce, guardato e difeso da chi ha sempre l’alta statura della dignità, l’incontaminata bellezza delle mani pulite”.  Attorno a questo presepe  fervono discussioni di giovani e tutto un susseguirsi di incontri: si vuole così protrarre il Natale perché non sia momento isolato di incontro; a tale scopo si sta studiando anche come coinvolgere le scuole in questo processo di crescita umana e sociale.

MUTAZIONI Schio 2014 Il Gioco

Mutazioni
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Titolo: Il gioco

Anno :        2014

 

Indagare attraverso la cultura sui segni del tempo e dell’alfabeto esprimendo un linguaggio arcaico e universalmente conosciuto.

 Nel viaggio, nelle riflessioni filosofiche e nel luogo dove sono nate, ombre e segni di memoria ci raccontano parte di noi.

Un’indagine muta sul senso della nostra vita affonda le radici nei quesiti primordiali e ci conduce alla domanda universale e filosofica per eccellenza  chi siamo?

 E senza dare risposta l’arte silente apre le porte di domande senza soluzione.

 Elisa Spanevello

 

Miti & Mete 2017 Il filo verde

Particolare, Il filo verde, foto di Bruno Xotta

Particolare, Il filo verde, foto di Elisabetta Roan

Particolare, Il filo verde, foto di Elisabetta Roan

Particolare, Il filo verde, foto di Elisabetta Roan

 

Particolare, Il filo verde, foto di Bruno Xotta

Particolare, Il filo verde, foto di Bruno Xotta

Particolare, Il filo verde, foto di      Elisabetta Roan

 

 

  HABITAT

Un giardino di ritagli

Tramite una delle sue cartoline surreali Scolaro compone l’habitat della memoria con un collage di eco ritagli: lascia sullo sfondo dei buchi d’aria, versa una striscia d’acqua e poi srotola sottili fili, infine semina sassi e lascia cadere qualche bolla trasparente (le sue memorie autobiografiche).

L’installazione pare un paesaggio antropico creato rovistando con rispetto tra le risorse essenziali. L’artista predilige la materia povera che trasforma ed eleva da significato a significante in un dialogo fertile fra natura e presenza umana che accresce che cosa? E consente la sopravvivenza di chi?

Con gli occhi arrampico reti e fili, peso quei sassi appesi o sospesi … immergo la mano nell’acqua e con le dita gioco a ruotare le sfere …

E’ forte l’attrazione a rievocare immagini infantili di sé e a giocare nei paradisi di sé. Accettiamo non tanto i contenuti, ma i curiosi movimenti biologici dell’habitat: tensioni, rotazioni, resistenze … e nel farlo accettiamo le nostre.

L’opera è una gestazione narrativa crescente che fa da cornice e al tempo stesso da racconto. Propone una natura accudita e rieducata, ma sottende ad un’altra dimensione; l’habitat di specie esteriore evolve in spazio emozionale interiore, un giardino.Sembra che curare sé stessi sia un po’ come curare questo giardino di ritagli, rovistare con rispetto tra le risorse essenziali.

Elisa Spanevello

 

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