Forme di vita
Cambiano le forme di rappresentazione, coerentemente con il percorso artistico, le tendenze, le esperienze, ma soprattutto cambiano gli strumenti che un artista ha a disposizione per realizzare il proprio immaginario. Questo sembra dirci Domenico Scolaro riproponendo una serie di figure stilizzate in acciaio che vagamente ricordano Il Cammino, un’opera pubblica esposta allo Parco dello Sport di Arzignano. Ideata nel 2007 la scultura in corten rappresenta la gente comune, dai semplici operai agli industriali, gli sportivi, le famiglie, gli animali… tutti noi, ognuno con la propria storia sullo stesso percorso … in un certo senso è uno spaccato di società. Al tempo Scolaro prese in mano un gessetto e iniziò a disegnare sulle lamiere. La fase di taglio con il cannello fu molto lunga, ma più il fumo si faceva nero, più le idee si rischiaravano. Così la racconta: “Dodici ore al dì per venti giorni di pura meraviglia!”.
L’esperienza insegna che non sempre occorre destrutturare totalmente, la metamorfosi può essere un ripensare intelligente, un fare sintesi, un tenere e un lasciare, usando a proprio vantaggio la tecnologia.
Le figure filiformi di Scolaro possono anche nascere da un suo disegno e tramite un programma venire tagliate al laser in modo veloce ed efficiente, dando la possibilità di riprodurre dei set uguali. Stilizzate, lucenti e vibranti paiono tutt’ora in cammino, l’installazione/scultura Forme di vita rappresenta ancora la società, ma è mutata nelle abitudini, nelle professioni, negli svaghi…è una mescolanza di etnie dai diversi modi di vivere. Soprattutto differente è il modo di pensare, così possiamo intuire dalle teste geometriche delle figure: quadrati come schermi, triangoli come satelliti, il tondo del mondo… e non manca l’occhio per un concettualità oramai dominante rispetto al fare manuale. Un occhio riproposto anche nei due leggii, colorato e destrutturato, con una pupilla a specchio: un invito ad osservarci forse o a lasciarci includere nell’opera, nell’immaginario di un’artista che sa raccontare la storia dell’uomo.
Elisa Spanevello