ESODO
Strade e scale. È un mondo al limite del possibile quello di Scolaro, vero e al contempo surreale. Il suo esodo è una strada lunga, leggermente in salita, non una traversata, piuttosto un incedere lento, un percorso che ad un tratto si interrompe. Sul punto più alto della scultura il limitare cade a picco, chiudendo opera, percorso e tutta la storia.
E se la destinazione non è chiara, il destino sembra ancora più incerto. “Dovremmo chiederci dove siamo diretti” sembra suggerire l’artista e lo fa con voce decisa, col rimprovero dell’acciaio corten e la ruggine dell’esperienza.
“La specie umana dovrà trovare nuove strategie di condivisione e solo muovendosi assieme farsi strada”, questo sembra dirci subito dopo col tono più pacifico delle miniature, del modello plastico, confortandoci con la sua pazienza di costruire.
Strade e scale. Una simbologia esistenziale che rende questa installazione una fotografia ancora più attuale: una cartolina di un possibile viaggio. Il viaggio dell’autore è mutamento: è allontanarsi dal reale per riconciliarsi consapevoli con i suoi stessi elementi, transitando per forme territoriali e sociali diverse.
Il suo viaggio è turbamento: privati delle dimensioni reali, proviamo disagio, finitudine, quella tragica solitudine che spinge ad esigere l’unità del genere.
Il suo viaggio è speranza: l’immensità del nulla e la forza del silenzio sono semplicemente la domabile paura del domani.
Elisa Spanevello